Miti e leggende

15.07.2018

Alcuni miti e leggende a cui ho attinto per creare atmosfere e personaggi nella saga "Ulfhednar War".

ULFHEDNAR

Nella mitologia nordica, gli ulfhednar erano i leggendari guerrieri lupo di Odino, i più fedeli (assieme ai berserkir) sostenitori del Dio della guerra. La Isnardi, nel saggio "I miti nordici", li definisce "casacche di lupo" o "pellicce di lupo", perché erano soliti indossare queste grandi pellicce di lupo, con cui si coprivano anche il capo, si tingevano la faccia e assumevano allucinogeni e sostanze stupefacenti. Quando scendevano in battaglia erano come invasati, travolti dalla berserksgangr, la furia animalesca, che li spingeva a comportarsi come fossero animali. Nonostante fossero uomini, si comportavano come animali, erano davvero convinti di esserlo.

Nella saga "Ulfhednar War", la magia ci ha messo lo zampino, così gli ulfhednar sono diventati dei veri e propri guerrieri lupo, ossia degli uomini, abili combattenti, che possono mutare in lupo. Tale trasformazione è dovuta a un rito di comunione con la natura, compiuto da un'apposita figura: gli officianti, che uniscono uomini e lupi in un'unica entità, che abbia le capacità dell'una e dell'altra specie. Non è un rito facile, c'è un percorso da compiere e non tutti i candidati riescono a superarlo. Non tutti riescono a sopportare la prima mutazione.

Fin dai tempi di Odino, primo officiante e primo mutaforma, accanto a ogni ulfhedinn c'è un officiante, una figura tutelare, che gli ricordi la sua natura umana e impedisca agli istinti ferini di prendere il sopravvento.


CARDEA, FORCULUS, LIMENTINUS

Sono tre divinità romane, poco note (come lamenta sempre Forculus), protettrici della soglia, della casa familiare, dalle forze maligne che stavano all'esterno. Cardea, infatti, era la Dea dei cardini, Foruclus, il Dio della porta (anzi, delle porte, a voler essere precisi, in quanto era comune per i romani avere porte doppie, negli edifici pubblici e nelle case patrizie) e Limentinus era il Dio della soglia (da "limen", confine).

Erano le divinità preposte alla difesa del focolare domestico dall'oscurità, incaricate di tenere le creature maligne fuori dalle mura di casa.

Proprio a queste figure si sono appellati i fondatori dell'organizzazione segreta che, dai tempi di Nerone a oggi, caccia tutto ciò che è sovrannaturale, tutto ciò che è fuori dall'ordinario, tutto ciò che è diverso. L'organizzazione "I Figli di Cardea" è guidata da un triumvirato, tre figure che si fanno chiamare come le antiche divinità romane: Cardea, Forculus e Limentinus.


LUPARI

Quella del luparo era, ahimè, una professione. Erano cacciatori di lupi, pagati proprio per questo. Uccidevano lupi e ricevevano mance e ricompense.

Nella saga "Ulfhednar War", i lupari sono i cacciatori più pericolosi tra i "Figli di Cardea", addestrati per uccidere, senza perdersi in chiacchiere o esitazioni. Attualmente, i tre in circolazione si fanno chiamare Arge, Bronte e Sterope, come i Ciclopi della mitologia greca, a rimarcare la loro indiscussa superiorità su qualunque bestia incontrino nel cammino. Saranno avversari non facili da sconfiggere per Daniel e gli altri.


FAUST

Uno dei miei personaggi preferiti. Non dovrei avere preferenze ma vedere il modo in cui si attacca alla vita, la forza e la determinazione che mette in ogni sua azione mirante unicamente alla sopravvivenza è qualcosa di unico, di spettacolare, che molte persone dovrebbero imparare, per volersi bene un po' di più. Certo, lui ovviamente esagera e porta all'estremizzazione il concetto di sopravvivenza, anche a scapito degli altri, però di sicuro è un personaggio deciso, che sa ciò che vuole.

La sua figura è ispirata a un certo Georgius Sabellicus, detto Faust Jr, realmente vissuto a metà del Cinquecento. Girava per l'Europa, come ciarlatano itinerante, spacciandosi per guaritore, mago, veggente ecc. Ho ripreso questa immagine per creare quella di Faust Sr, padre del nostro amato antagonista, che era un officiante girovago, senza molta cognizione di causa sui suoi poteri. Li possedeva, certo, i doni della Madre Terra scorrevano in lui, eppure non sapeva farne grande uso. A volte aiutava i malati e i bisognosi, ma spesso era costretto a fuggire per non farsi catturare dai Figli di Cardea e bruciare vivo.

Il nome, Faust, deriva ovviamente dal personaggio di un racconto popolare tedesco.

(Tutte le immagini sono prese da internet e non sono mie)